Intro

Abbiamo intervistato la fotografa di Pittsburgh Hannah Altman.

Questa sorprendente ventunenne si é fatta conoscere grazie alla serie And Everything Nice, in cui sostituisce ai fluidi corporei, come lacrime e sangue, dei glitter colorati.

Così attraverso quella che può sembrare una semplice provocazione estetica, si cela invece una già forte e radicata voce femminista; essa mette in discussione l’assurda pretesa della società che vuole le donne impeccabili e perfette in qualunque occasione.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Parlaci un po’ del tuo percorso. Come ti sei avvicinata alla fotografia?

Penso che l’origine della mia dedizione alla fotografia sia dovuta al fatto che sono ossessionata dallo sviluppo di una narrativa visiva.

L’idea di condividere pensieri mi stupisce otticamente, così preferisco esprimere la mia visione del mondo attraverso un immaginario rappresentativo.

Voglio creare un dialogo col mio lavoro. Parlare a voce alta non mi viene naturale, quindi questo é il mio modo di creare e di connettermi con gli altri.

Ci sono degli artisti o delle persone che ti hanno ispirata?

Si, sempre. Francesca Woodman e Elinor Carucci sono artiste davvero importanti per me.

Recentemente ho assistito ad una lettura di Stacy Kranitz, ed é stata altrettanto fantastica.

Amo le artiste femminili con un forte punto di vista.

Cosa l’ha portata a realizzare la serie And Everything Nice?

La serie, come gran parte del mio lavoro, é stata realizzata con lo scopo di portare lo spettatore a pensare alla femminilità tradizionale sotto una luce diversa.

Il progetto ha sostituito nello specifico i fluidi corporei con dei glitter per controbattere al fatto che alle donne si richieda di essere attraenti in ogni momento.

Cosa rappresenta per te?

And Everything Nice é importante per tanti motivi per me.

E’ stato il mio primo lavoro completo da fotografa.

Prima di questo progetto virtualmente ero una sconosciuta e nei due anni successivi all’espansione digitale della serie, mi piace pensare di essere cresciuta molto come artista.

Sto imparando costantemente come migliorare il modo di plasmare le mie idee, anche se i riferimenti tematici del mio lavoro restano simili a And Everything Nice.

Da quando ho realizzato il progetto mi sono focalizzata nel perfezionare l’aspetto visivo della mia voce fotografica.

Inizialmente l’attenzione della stampa era diretta soprattutto al fatto che una diciannovenne fosse in grado di gestire tutto.

Certamente non é stato inutile.

I riferimenti che gli altri fanno continuamente a questo lavoro mi ricordano quanto il sessismo sia ancora fortemente radicato diffuso. Questo mi spinge a continuare a lavorare.

Quale messaggio vuoi lanciare alle donne, che si sono riconosciute in queste fotografie?

Voglio che il mio lavoro evochi simultaneamente una domanda e una risposta nello spettatore. Dovrebbe creare un dialogo riguardo la femminilità, che lo spettatore possa adattare attraverso le proprie esperienze di vita.

Mi viene spesso detto dalle donne che il mio lavoro risuona con loro, perché propone pensieri con i quali concordano, ma non narra visivamente come una forma d’arte. Sono interessata nel combinare conversazioni sociopolitiche ed arte; comunque non c’é arte che sia apolitica.

Cos’è il femminismo per te?

Il femminismo é una lente puntata attraverso la quale vedere il mondo.

A livello sociale il femminismo moderno ha bisogno di essere incluso e supportato interamente in modo da permettere che donne di ogni genere possano essere ascoltate.

Il femminismo é considerato come una “corrente” per un motivo.

C’é un filo conduttore in ogni corrente nella storia, e nel clima sociale attuale é la chiave per sostenere le donne intorno a te.

Donne forti crescono donne forti.

A livello personale incorporare una ideologia femminista nella tua vita supporta te stesso e ti porta ad avere successo. Penso quindi che per queste ragioni il femminismo si necessario ad entrambi i livelli.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Attualmente sto lavorando ad un progetto, che integra fotografia e tessile. Sto stampando autoritratti su tessuti. Sono interessata ai parallelismi che i due mezzi hanno l’uno con l’altro.

C’é un senso di malleabilità, di anonimato e informazioni mancanti, connesse sia con gli autoritratti che con i tessuti.

Sono stata nella fase sperimentale della serie per alcuni mesi e sto finalmente iniziando a vedere il lavoro che riflette accuratamente i miei pensieri, quindi sono felice di questo.

Sono eccitata di vedere dove possa andare.

 

 

Scopri di più sul sito di Hannah Altman.